
Guru Pūrṇimā
Celebrando il principio del Guru
Guru Pūrṇimā è una festa di grande importanza nella tradizione indù, buddista e giainista, celebrata il giorno di luna piena (pūrṇimā) del mese di Āṣāḍha (giugno-luglio) del calendario indù. Questa ricorrenza è dedicata alla venerazione e alla celebrazione dei guru spirituali, di cui viene riconosciuto il ruolo fondamentale nella trasmissione della conoscenza e nella guida verso la realizzazione spirituale.
Storicamente, si ritiene che Guru Pūrṇimā commemori l’anniversario del giorno in cui Vyāsa, il leggendario saggio a cui è attribuita la compilazione dei Veda e la composizione del Mahābhārata, iniziò a insegnare. Questa data segna anche l’inizio della stagione delle piogge in India, tradizionalmente un periodo in cui i saggi erranti si fermavano in un luogo per insegnare ai loro discepoli.
Nella tradizione vedica, il concetto di guru trascende la mera figura di un insegnante. L’etimologia stessa della parola “guru” rivela la sua profonda importanza: derivata dalle sillabe sanscrite “gu” (oscurità) e “ru” (dissipatore), il termine significa letteralmente “colui che dissipa l’oscurità dell’ignoranza”.
Il Guru-tattva, o principio del guru, è un concetto fondamentale che va oltre la forma fisica del maestro. Rappresenta la coscienza illuminata che guida l’individuo verso mokṣa, la liberazione spirituale. Questo principio è profondamente radicato nella struttura della trasmissione spirituale vedica, nota come Guru-Śiṣya Paramparā, una catena ininterrotta di conoscenza passata da maestro a discepolo attraverso le generazioni.
Nelle Upaniṣad, i testi filosofici che formano la parte conclusiva dei Veda, il ruolo del guru è enfatizzato come indispensabile per la realizzazione spirituale. La Kaṭha Upaniṣad (1.2.8) afferma:
“naiṣā tarkeṇa matir āpaneyā proktānyenaiva sujñānāya preṣṭha”
Questa affermazione sottolinea che la conoscenza spirituale suprema non può essere ottenuta attraverso il mero ragionamento intellettuale, ma richiede la guida di un guru qualificato.
Secondo i testi vedici, un vero guru deve possedere qualifiche specifiche. La Muṇḍaka Upaniṣad (1.2.12) descrive il guru ideale come śrotriya (ben versato nei Veda) e brahma-niṣṭha (saldamente stabilito nella realizzazione del Brahman, la Realtà Suprema).
Le funzioni del guru nella tradizione vedica sono molteplici:
1. Dīkṣā: L’iniziazione spirituale del discepolo.
2. Śikṣā: L’istruzione nella conoscenza vedica.
3. Sādhana: La guida nella pratica spirituale.
4. Darśana: La rivelazione della verità attraverso la sua presenza.
Il sistema tradizionale di educazione vedica, noto come Gurukula, prevedeva che il giovane discepolo vivesse con il guru, apprendendo non solo la conoscenza teorica, ma anche assorbendo lo stile di vita e i valori spirituali attraverso l’osservazione diretta e l’emulazione.
Nella tradizione vedica, il guru è spesso venerato come una manifestazione del divino stesso. Questo concetto è eloquentemente espresso nel famoso Guru Stotram, un inno devozionale al guru:
In Devanagari:
गुरुर्ब्रह्मा गुरुर्विष्णुर्गुरुर्देवो महेश्वरः ।
गुरुः साक्षात् परं ब्रह्म तस्मै श्रीगुरवे नमः ॥
In IAST:
gururbrahmā gururviṣṇurgururdevo maheśvaraḥ
guruḥ sākṣāt paraṃ brahma tasmai śrīgurave namaḥ
Traduzione in italiano:
Il Guru è Brahma, il Guru è Vishnu, il Guru è il Dio Maheshvara (Shiva).
Il Guru è veramente il supremo Brahman. A quel Guru, io mi inchino.
Questo stotram eleva il guru allo status delle principali divinità indù, sottolineando la sua importanza come ponte tra il mondo materiale e quello spirituale.
In un’epoca di rapidi cambiamenti e crescente materialismo, Guru Pūrṇimā ci ricorda l’importanza della guida spirituale e della saggezza eterna contenuta nelle tradizioni vediche.